Ca' Vendramin Calergi — Venezia, Italia Stanza / Audioguida
Venezia, Italia
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Stanza · Audioguida

Ca' Vendramin Calergi Audioguida in italiano

Un luogo da ricordare. Una storia da portare con te.

Ca' Loredan Vendramin Calergi è un palazzo rinascimentale del XV secolo situato sul Canal Grande a Venezia. È storicamente significativo per essere stato la dimora di molti personaggi illustri e il luogo in…

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Ca' Loredan Vendramin Calergi è un palazzo rinascimentale del XV secolo situato sul Canal Grande a Venezia. È storicamente significativo per essere stato la dimora di molti personaggi illustri e il luogo in cui morì il compositore Richard Wagner.

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01Ca' Vendramin Calergi dall'acqua

Ca' Vendramin Calergi dall'acqua

Benvenuti a Ca' Vendramin Calergi, un palazzo sul Canal Grande appartenuto a mercanti, duchi, reali in esilio e a un compositore. La sua storia inizia con Andrea Loredan, un nobile veneziano con la passione per le belle arti, che desiderava una residenza degna della sua famiglia. Il denaro proveniva da una fonte ancora più elevata: Leonardo Loredan, il doge di Venezia in persona. I lavori iniziarono nel 1481 sotto l'architetto Mauro Codussi. Quando egli morì, la famiglia di architetti Lombardo portò avanti il progetto fino al 1509. Ventotto anni sembrano tanti, ma per la tecnologia dell'epoca era considerato veloce. Il conto arrivò a oltre duecentomila ducati, una somma enorme persino per Venezia. Sotto una delle finestre del piano terra, inciso nella pietra, corre un motto latino: Non nobis Domine, non a noi, o Signore. Proviene da un salmo ed era il motto della famiglia Loredan, e prima di loro un motto dei cavalieri templari. I veneziani lo adottarono come soprannome del palazzo, e con quel nome l'edificio è tuttora conosciuto.

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Anteprima — tappa 1 di 8

Didier Descouens · CC BY-SA 4.0

02Le bifore

Le bifore

Le grandi finestre di questa facciata segnano un punto di svolta nel modo in cui i veneziani costruivano i loro palazzi. Ognuna è ciò che gli architetti chiamano bifora, una finestra accoppiata. Due aperture a tutto sesto sono unite all'interno di un singolo semicerchio, e tra di esse si trova una piccola finestra circolare, come un occhio al centro. Quell'apertura rotonda richiama le finestre di Palazzo Corner Spinelli, costruito una generazione prima, e la somiglianza è uno dei motivi per cui gli studiosi attribuiscono questo palazzo a Mauro Codussi. I palazzi più antichi affacciati sul canale, in stile bizantino e gotico, avevano lasciato che l'ornamento corresse libero lungo le pareti. Qui la logica è invertita. Colonne e archi formano una cornice classica che governa ogni piano, e tutto il resto risponde ad essa. La cornice viene prima; la decorazione segue.

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Paolo Monti · CC BY-SA 4.0

03Decorazioni scultoree della facciata

Decorazioni scultoree della facciata

Anche le superfici scolpite di questa facciata mantengono un certo riserbo. Fasce di fogliame e volute attraversano la pietra, lavorate con cura ma senza mai poter prendere il sopravvento. Il disegno richiede sobri intarsi in colori contrastanti, inseriti nei pannelli sotto le finestre. Siedono quiete sotto gli archi e le colonne, subordinate alla cornice architettonica come una voce che risponde a un solista. La moderazione è l'obiettivo. È la pietra stessa, ordinata e calma, a parlare.

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Paolo Monti · CC BY-SA 4.0

04Il giardino e l'ala bianca

Il giardino e l'ala bianca

Pochi palazzi sul Canal Grande potevano permettersi un giardino, e questo mantiene ancora il suo spazio verde recintato ai bordi dell'acqua. Nel 1589 il palazzo passò a Vettor Calergi, un nobile veneziano originario di Creta, che lo acquistò per il suo matrimonio con Isabetta Gritti. La loro figlia Marina si sposò nella famiglia Grimani, e i suoi figli avrebbero cambiato la storia del palazzo. Nel 1614 i proprietari estesero l'ala destra su parte del giardino, su disegno dell'architetto Vincenzo Scamozzi. Quell'aggiunta conferì all'edificio la pianta a forma di L che mantiene tuttora. Ma l'ala divenne anche il teatro di una vendetta. Francesco Querini Stampalia fu ucciso lì dai tre figli di Marina Calergi. La Repubblica rispose con severità: l'ala fu abbattuta e al suo posto fu eretta una colonna dell'infamia per segnare la vergogna della famiglia. I fratelli abbatterono la colonna quasi non appena fu eretta. L'ala stessa fu demolita nel 1659 e ricostruita proprio l'anno successivo.

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Photo: Sailko · CC BY-SA 3.0

05L'ingresso di terra e il Casinò

L'ingresso di terra e il Casinò

Attraverso questo ingresso, sotto la scritta Casinò Municipale, il palazzo si apre alla città dal lato di Cannaregio. Per secoli è appartenuto a famiglie nobili; nel ventesimo secolo è passato di mano in un modo diverso. Nel 1946 il Consiglio Comunale di Venezia ha acquistato l'edificio in blocco. Dal 1959 in poi ha servito come sede invernale del Casinò di Venezia, la celebre casa da gioco della città, i cui saloni si riempiono durante i mesi più freddi mentre il gioco estivo si sposta altrove. Solo all'inizio degli anni duemila la città ha formalmente trasferito la proprietà alla società del casinò, di cui essa è azionista. Un palazzo costruito per impressionare la nobiltà in visita si guadagna ora da vivere grazie al pubblico.

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Photo: Sailko · CC BY-SA 3.0

06Il salone a forma di T

Il salone a forma di T

All'interno, il piano terra presenta un lungo corridoio chiamato portego, da cui la scala sale al piano nobile. Al suo centro si trova il salone, e la sua forma costituisce l'aspetto più ingegnoso. La sala è costruita a forma di T, stretta verso il retro del palazzo e aperta ampiamente verso l'acqua. Questa disposizione porta nella stanza la vista più completa del Canal Grande, insieme alla luce e all'aria che provengono da esso. Le pareti che i Loredan conobbero per primi qui sono scomparse. Giorgione, uno dei grandi pittori del Rinascimento veneziano, fu chiamato ad affrescare l'interno, e quella decorazione è ora perduta, sostituita molto tempo fa da stucchi successivi. Tuttavia, alcune opere del Cinquecento sopravvivono nel salone a opera di Palma il Giovane. Queste sono le sale che il casinò utilizza in inverno, come si sente all'ingresso di terra.

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Photo: San Marco Venice · CC BY-SA 4.0

07L'ultimo inverno di Wagner

L'ultimo inverno di Wagner

Richard Wagner amava Venezia e, tra il 1858 e la sua morte, vi soggiornò sei volte. La sua ultima visita iniziò in trionfo. Poco dopo la prima della sua opera Parsifal al secondo Festival di Bayreuth, affittò l'intero piano ammezzato di questo palazzo dal conte de' Bardi. Arrivò il 16 settembre 1882 con sua moglie Cosima, figlia di Franz Liszt, e quattro dei suoi cinque figli, oltre ai domestici della casa. Trascorse qui l'inverno e, nel pomeriggio del 13 febbraio 1883, morì nel palazzo a causa di un attacco cardiaco, all'età di sessantanove anni. Sulla parete di mattoni accanto all'edificio, di fronte al canale, una targa reca l'epitaffio del poeta Gabriele d'Annunzio: «In questo palazzo, l'ultimo respiro di Richard Wagner perdura nelle anime, come la marea che lambisce il marmo». Dal 1995 all'interno del palazzo è aperto il Museo Wagner, che custodisce la più grande collezione privata dedicata al compositore al di fuori di Bayreuth.

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08Un palazzo fotografato, un palazzo tramandato

Un palazzo fotografato, un palazzo tramandato

Negli anni settanta dell'Ottocento il fotografo Carlo Naya posizionò la sua macchina fotografica sul canale e immortalò questo palazzo in una stampa che dedicò a una delle sue proprietarie: Maria Carolina di Borbone-Due Sicilie, duchessa di Berry. Era la nuora vedova del re Carlo decimo di Francia, che viveva il suo esilio nel comfort veneziano. Aveva acquistato il palazzo nel 1844 insieme al suo secondo marito, il duca della Grazia. Le turbolenze del Risorgimento la raggiunsero ed ella fu costretta a vendere. L'acquirente fu suo nipote, Enrico, conte di Bardi, e molte delle pregevoli opere d'arte del palazzo furono messe all'asta a Parigi. Il conte e sua moglie, l'infanta Adelgonda, mantennero viva la casa e ospitarono i nomi celebri del loro tempo. Nel 1937 l'ultimo della casata dei Grazia lo vendette a Giuseppe Volpi, che ristrutturò gli ambienti e trasformò il palazzo in un centro per lo studio dei fenomeni elettrici. Dai duecentomila ducati dei Loredan a una duchessa in esilio, dall'ultimo inverno di un compositore a un casinò cittadino, questo palazzo è stato tramandato per cinque secoli, e ogni proprietario ha lasciato un'ambizione impressa nella sua pietra.

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Carlo Naya · Public domain

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Ca' Vendramin Calergi

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